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Dov'è ora il mantra?

SE solo, per un istante, riuscissi ad afferrare quei flashbacks di chiarezza che continuano ad occuparmi la mente.

La chiarezza di cosa esattamente fosse il meglio della vita. 

Tutto quello che la mia immaginazione infantile, sfrenata ma resa segreta da una timidezza esagerata, aveva con chiarezza elaborato e teneva come un mantra.

Un mantra che mi aveva aiutato a superare gli anni orrendi delle medie, racchiusa in un mondo diverso da quello reale che detestavo.

Un mantra che mi aveva sempre permesso di guardare al futuro con occhi brillanti.

 Sempre, per anni a venire. Anche quando, ormai al’ università, immersa in una vita quotidiana di studi, lezioni, nuove amicizie, nuovi interessi, nuovi orizzonti, non avevo apparentemente più tempo e necessità di ricordare quei sogni. 

Anche allora, nei momenti di vuoto, di sconforto, sentivo nell aria il luccichio di quei ricordi a guidarmi, a rimettermi in piedi, a spingermi a guardare oltre il presente, mantenendo una fiducia assoluta in un futuro di speranze.

Cosa esattamente contesse quel futuro non me lo domandavo, era deciso di volta in volta. 

Per ogni caduta una nuova pagina, una nuova pelle, un nuovo tentativo di riaggiustare la rotta.

Arrivata a Londra, il processo si è fatto più veloce, più pressante, più  estenuante, le cadute più pesanti, più dolorose, ma ho sempre trovato la forza di riaccendere le luci.

Fino ad ora.

In cui sento solo una confusione e una lontananza da tutto. Vedo solo una nebbia di stanchezza.

Non ho idea di dove sono e come sia finita qua. E non sono neppure sicura che questo abbia importanza in realtà.

E’ come se i flashbacks di chiarezza si siano fatti sempre più incomprensibili. E le luci sono semplicemente spente. 

Sono troppo stanca per anche solo pensare alla prossima pagina.


Pubblicato il 21/11/2013 alle 16.8 nella rubrica Diario.

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